Spettacoli, musica e rassegne
La Wiener Werkstätte sfila in una nuova forma: ad Aquileia un incontro tra moda, arte e libertà
- Data: venerdì 18 settembre 2026
- Luogo: Aquileia
- Data inizio: 18-09-2026
- Data fine: 18-09-2026
Il 18 settembre 2026 alla Cantina Vini Brojli Marina Bressan e Roberta Calvo raccontano l’abito riformato nella Vienna di Klimt e della Secessione
Ad Aquileia il 18 settembre 2026 Marina Bressan e Roberta Calvo raccontano l’abito riformato e la Secessione viennese
Un abito può raccontare molto più di una moda. Può parlare del corpo, della libertà di movimento, del ruolo delle donne e persino di un’intera idea di società.
Venerdì 18 settembre 2026, alle 20.45, la Cantina Vini Brojli di Aquileia ospita l’incontro “La Wiener Werkstätte sfila in una nuova forma”, con Marina Bressan e Roberta Calvo.
Al centro della serata c’è l’abito riformato, o Reformkleid. Nato tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, rappresentò una rottura netta con la moda femminile più costrittiva dell’epoca.
Corsetti, stecche e strutture rigide lasciavano progressivamente spazio a linee più ampie, morbide e fluide. Il vestito cominciava così a seguire il corpo, invece di obbligarlo dentro una silhouette prestabilita.
L’incontro partirà proprio da questa trasformazione per raccontare uno dei momenti più affascinanti della cultura viennese di inizio Novecento.
Da Klimt a Moser: quando l’abito diventa progetto artistico
La riflessione porta direttamente nella Vienna della Secessione, movimento fondato nel 1897 da artisti che volevano allontanarsi dalle convenzioni accademiche.
In quel clima, pittura, architettura, grafica, arredamento e arti applicate iniziarono a dialogare molto più strettamente. Anche la moda entrò in questo laboratorio di idee.
Tra i protagonisti figurano Gustav Klimt e Koloman Moser.
Nei loro progetti l’abito non era più soltanto un capo da decorare. Motivi geometrici, forme floreali, campiture di colore e ritmi ornamentali entravano direttamente nella costruzione della figura.
Il legame con la nuova moda viennese è documentato anche dalle collezioni museali. Il Wien Museum conserva, per esempio, un Reformkleid progettato da Koloman Moser tra il 1900 e il 1905, attribuito al cofondatore della Wiener Werkstätte.
L’idea era semplice e insieme rivoluzionaria: portare l’arte nella vita quotidiana.
E persino indossarla.
Emilie Flöge e un altro modo di pensare il corpo femminile
Una delle figure fondamentali di questa storia è Emilie Flöge, stilista, imprenditrice e compagna intellettuale di Gustav Klimt.
Nel 1904 aprì con le sorelle Pauline e Helene il salone di moda Schwestern Flöge, nella Mariahilfer Straße di Vienna. Gli interni furono progettati da Josef Hoffmann e Koloman Moser, esponenti della Wiener Werkstätte.
Il suo atelier divenne uno dei luoghi più interessanti della moda viennese.
Qui il vestito poteva liberarsi dal corsetto e acquistare volumi più morbidi, maniche ampie e linee scivolate. Nel materiale che accompagna l’incontro, l’atelier viene descritto proprio come uno spazio in cui tessuti, motivi decorativi e costruzione dell’abito contribuivano insieme alla definizione della figura.
Il Leopold Museum di Vienna sottolinea come la diffusione del Reformkleid sostenuta da Flöge fosse legata anche alla possibilità, per le donne, di muoversi più liberamente e partecipare più attivamente alla vita lavorativa e sportiva.
Era dunque una questione estetica, ma non soltanto.
Dietro quelle stoffe leggere si intravedeva anche una diversa idea di libertà femminile.
Cos’era la Wiener Werkstätte
La Wiener Werkstätte, letteralmente “Officina viennese”, nacque nel 1903 per iniziativa di Josef Hoffmann, Koloman Moser e dell’imprenditore Fritz Waerndorfer.
Il principio alla base era quello del Gesamtkunstwerk, l’“opera d’arte totale”: architettura, mobili, oggetti, grafica, tessuti e abiti dovevano partecipare a uno stesso progetto estetico.
Anche il materiale preparatorio dell’incontro sottolinea il rapporto tra l’atelier Flöge e la Wiener Werkstätte. Pur essendo realtà distinte, condividevano la ricerca di coerenza tra arte, artigianato e qualità progettuale.
La moda avrebbe assunto un ruolo sempre maggiore. Il Leopold Museum ricorda che la Wiener Werkstätte aprì una propria sezione moda nel 1911.
Tessuti e abbigliamento divennero così una delle espressioni più riconoscibili del modernismo viennese.
Una curiosità: il guardaroba come manifesto
Visti oggi, molti Reformkleider sorprendono per la loro modernità.
Alcuni sembrano quasi tuniche contemporanee: niente vita strizzata, pochi artifici strutturali e una grande attenzione alla superficie tessile.
La National Gallery of Victoria descrive questi abiti come ampi e fluenti, in netto contrasto con le silhouette ottenute attraverso corsetti e imbottiture.
Il loro significato andava però oltre la comodità.
Indossare un abito simile nella Vienna dei primi anni del Novecento poteva significare dichiarare una vicinanza alla modernità, all’arte d’avanguardia e a un modello femminile più indipendente.
Per questo il Reformkleid può essere letto quasi come un manifesto portato sul corpo.
Non sorprende che il Wien Museum colleghi un abito di Moser non soltanto alla moda, ma anche ai temi della Vienna intorno al 1900 e del movimento femminile.
Marina Bressan e Roberta Calvo, tra ricerca storica e ricostruzione dell’abito
A guidare la serata di Aquileia saranno Marina Bressan e Roberta Calvo.
Le due studiose hanno già lavorato insieme in diversi progetti dedicati alla storia, alla moda e alla cultura mitteleuropea.
Roberta Calvo è docente nell’ambito della moda all’Istituto Max Fabiani di Gorizia e ha curato in passato la realizzazione di ricostruzioni storiche di abiti. Marina Bressan ha invece firmato numerosi progetti culturali e mostre dedicate alla storia dell’area asburgica.
Nel 2023 avevano già affrontato il tema del Reformkleid in occasione di un progetto collegato alla mostra “L’arte della moda” di Forlì. In quell’occasione furono presentate anche ricostruzioni di abiti ispirati a Emilie Flöge e alla Secessione viennese.
L’appuntamento di Aquileia prosegue quindi un percorso di ricerca che mette insieme storia del costume, arti decorative e trasformazioni sociali.
Perché parlarne oggi
La parte forse più interessante arriva proprio qui.
A più di un secolo di distanza, il Reformkleid continua a porre domande molto contemporanee.
Quanto deve adattarsi il corpo all’abito? E quanto, invece, dovrebbe essere l’abito a seguire il corpo?
Quanto della nostra identità passa ancora attraverso ciò che indossiamo?
E dove finisce la moda e comincia il design?
Il materiale dell’incontro insiste proprio sulla persistenza di questa eredità. La storia del vestire viene letta non come semplice successione di stili, ma come storia di idee, trasformazioni sociali e possibilità offerte al corpo.
È qui che una serata dedicata alla Vienna del 1900 smette di essere soltanto una lezione sul passato.
E comincia a parlare anche di noi.
Aquileia, una cornice che aggiunge un altro livello alla storia
L’appuntamento si svolge alla Cantina Vini Brojli, in via Beligna ad Aquileia.
La cantina è già sede di iniziative culturali e incontri legati al territorio; nel 2026, per esempio, ha ospitato anche alcune attività del Festival dei Cammini di Aquileia.
La scelta di Aquileia aggiunge inoltre un interessante cortocircuito temporale.
In uno dei luoghi simbolo dell’antichità romana dell’Alto Adriatico si parlerà infatti di un’altra epoca di grandi trasformazioni culturali: la Vienna fin de siècle, laboratorio europeo di arte, architettura, design e nuove idee.
Duemila anni e qualche centinaio di chilometri separano questi mondi.
Per una sera, però, finiranno nello stesso racconto.
La Wiener Werkstätte sfila in una nuova forma: informazioni utili
- Data: venerdì 18 settembre 2026
- Ora: 20.45
- Titolo: La Wiener Werkstätte sfila in una nuova forma
- Con: Marina Bressan e Roberta Calvo
- Luogo: Cantina Vini Brojli
- Indirizzo: via Beligna 30/D, Aquileia (UD)
