NEWS
Viaggiare e lavorare ovunque: la guida tech per turisti e nomadi digitali
Tecnologia, connessione e consigli per lavorare ovunque nel 2026. Guida per nomadi digitali e viaggiatori smart.
Viaggiare e lavorare ovunque: la guida tech per turisti e nomadi digitali
Nel 2026 limitare il viaggio a valigia e documenti è riduttivo: servono anche spirito di adattamento e competenze tecnologiche. Per turisti e nomadi digitali, la tecnologia è ormai parte integrante dell’esperienza, uno strumento quotidiano che consente di mantenere la continuità del lavoro ovunque ci si trovi.
Inoltre, offre innegabili vantaggi per spostarsi, organizzare le giornate e muoversi in giro per il mondo in modo sicuro (limitando per quanto possibile lo stress). Chi viaggia spesso lo sa: senza un’infrastruttura digitale di livello, anche il viaggio più bello può trasformarsi in un incubo.
Viaggiatori sempre più connessi (anche nei numeri)
Nel 2025 il turismo italiano ha continuato a crescere, con oltre 65 milioni di turisti e più di 467 milioni di presenze, secondo le stime di Demoskopika, e una spesa diretta che ha sfiorato i 39 miliardi di euro. Numeri che raccontano un settore enorme, oggi sempre più digitale: prenotazioni online, app, pagamenti cashless e servizi accessibili da smartphone sono ormai per molti la norma.
App, cloud e organizzazione: la base del viaggio moderno
Per il viaggiatore “smart”, la differenza la fanno le app. Mappe offline, gestori di itinerari, wallet digitali per biglietti e documenti: tutto contribuisce a ridurre stress e imprevisti. A questo si aggiunge il cloud storage, che consente di avere sempre a portata di mano prenotazioni, assicurazioni, documenti e backup delle foto.
Il trucco è semplice: creare una cartella dedicata a ogni viaggio, contenente tutto il necessario. Una copia digitalizzata dei documenti, tutti i contatti utili e riferimenti email sempre accessibili. In questo modo, anche di fronte a imprevisti, è possibile tornare operativi in pochi minuti.
Lavorare in viaggio: connettività e reti sicure
Se, oltre al viaggio, si desidera anche lavorare da remoto, la connessione diventa imprescindibile. Reti Wi-Fi pubbliche, coworking improvvisati e hotspot ballerini non sono sempre affidabili, né tanto meno sicuri. E non è solo una sensazione: nel primo semestre 2025 il Rapporto Clusit ha registrato un aumento significativo degli attacchi informatici, con una quota elevata di incidenti caratterizzati da un impatto grave.
Per questo, tra VPN, autenticazione a due fattori e dispositivi aggiornati, la sicurezza digitale è ormai parte della routine del nomade digitale tanto quanto il caffè del mattino.
In questo contesto, entra in gioco una funzionalità di sicurezza più “di nicchia”, ma molto utile: il port forwarding. In parole povere, è una configurazione di rete che permette di accedere dall’esterno a un dispositivo che si trova nella tua rete di casa o dell’ufficio. Così, anche se sei a Lisbona, puoi collegarti al tuo PC fisso, a un server o a un NAS che sta, ad esempio, a Milano.
Per un nomade digitale questo può voler dire:
- accedere a file e backup personali senza servizi intermedi;
- usare software installati solo sul computer dell’ufficio;
- tenere sotto controllo diretto sistemi e dati sensibili.
Attenzione però, il port forwarding va usato con criterio. Spalancare una porta affacciata verso internet senza protezioni adeguate significa esporsi inutilmente a rischi potenzialmente molto gravi. La soluzione più semplice? Attivare una VPN, limitando le porte aperte allo stretto indispensabile e tenendo sempre aggiornati tutti gli elementi del proprio ecosistema digitale.
Tecnologia come alleata nella battaglia contro le complicazioni
La morale è semplice: la tecnologia non deve complicare il viaggio, ma facilitarlo. Per il turista significa muoversi meglio, risparmiando tempo e riducendo lo stress. Per il nomade digitale vuol dire lavorare ovunque in modo sicuro e senza costose interruzioni.
