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TripAdvisor: 'Luce sui commenti anonimi' dicono Federalberghi e Fipe

TripAdvisor: 'Luce sui commenti anonimi' dicono Federalberghi e Fipe
Dopo l'avvio dell’Antitrust delle procedure nei confronti di Expedia e Booking.com sulla parity rate, adesso scatta anche l'istruttoria nei confronti di Tripadvisor sulle false recensioni. "Ci auguriamo che in brevissimo tempo si sveli un’altra contraddizione dell’online - evidenzia la federazione degli albergatori -. La possibilità di pubblicare commenti in forma anonima consente ai professionisti della recensione di inquinare il mercato procurando un danno ai consumatori che hanno diritto di ricevere informazioni affidabili". Federalberghi, che aveva lanciato temo fa anche questa battaglia, ora chiede "che i sistemi di recensione pubblichino unicamente commenti inviati da persone ben identificate e che abbiano effettivamente usufruito del servizio su cui esprimono pubblicamente un giudizio".
«Finalmente le Istituzioni si stanno muovendo per capire le dimensioni esatte del fenomeno TripAdvisor che spesso danneggia pesantemente i nostri operatori. Ci auguriamo che l’istruttoria aperta dall’Antitrust possa anticipare un provvedimento legislativo che faccia ordine e chiarezza sui comportamenti da assumere sulla piattaforma virtuale dove si scambiano opinioni, giudizi e commenti relativi ad attività commerciali. Le recensioni fasulle sono frequentemente troppo numerose e inattendibili per non suscitare perplessità e dubbi». È questo il commento di Aldo Cursano, vicepresidente vicario Fipe-Confcommercio, schierato da più di due anni in prima linea per difendere i diritti di critica vera dei clienti e per difendere nello stesso modo la reputazione dei ristoratori.
«Abbiamo anche cercato di coinvolgere TripAdvisor – prosegue Cursano – per cercare assieme una soluzione che ponesse il portale al riparo dall’uso scorretto e sospetto che ne viene fatto da parte di agenzie fittizie di web-reputation di cui la stessa TripAdvisor ammette l’esistenza. Purtroppo il dialogo, al di là delle buone intenzioni, non ha portato ancora risultati concreti. Non esiste un modo per verificare che la critica sia frutto di un’esperienza realmente vissuta dal cliente nel ristorante, né esiste ancora un modo per limitare il commento a pura e insindacabile opinione personale del consumatore. Troppo spesso ci troviamo di fronte a messaggi che sfociano nella diffamazione. Se consideriamo che le offese vengono lette da un numero incalcolabile di frequentatori del portale, mi pare che ci sia poco da discutere. Prova ne sia una recente sentenza della Cassazione che ha condannato per diffamazione l’autore di un commento offensivo rilasciato su un social network».
Fonte: TTG e FIPE

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