
Al Salone degli Incanti dell'ex Pescheria di
Trieste,
da venerdì 4 marzo a domenica 19 giugno 2011 è possibile visitare la
mostra 'Trieste Liberty - costruire e abitare l'alba del '900'.
La mostra è aperta tutti i giorni con
orario 10-20.
Biglietti di ingresso:
intero: 3
gratis: fino a 14 anni

In una città che all’alba del ’900, gli anni dell’esplosione della modernità, è al crocevia culturale, artistico ed economico tra l’Impero asburgico, a cui era soggetta, e l’Italia, da cui si sente fortemente attratta, la forte crescita demografica ha come conseguenza la costruzione di nuovi edifici abitativi, commerciali e di rappresentanza, in parte connotati dal tradizionale stile storico, di sapore classicista, ancora imperante, in parte aggiornati sulle novità di uno stile nuovo e moderno: il Liberty.
Quello che rende assolutamente unico il “
caso Trieste” è la c
oesistenza, non sempre facile, delle più diverse declinazioni del Liberty, che nell’architettura locale vede convivere lo stile floreale “all’italiana” con presenze della Secession austriaca e del tedesco Jugendstil, e che si apre nel contempo al manifestarsi di un’anima “protorazionale”, anticipatrice di nuove espressioni.
Il nuovo stile non si limita, come accade altrove, a diffondersi nell’area di un preciso quartiere, in ambiti circoscritti, ma
permea la città intera: è proprio questo carattere diffuso all’interno del tessuto cittadino a renderlo forse più difficile da cogliere ma sicuramente più affascinante da scoprire.
Di qui una mostra frutto di un’ampia ricognizione - ove sono stati
censiti quasi 250 edifici – che intende fare il punto sul Liberty a Trieste, come paradigma, punto di riferimento e confronto con ciò che negli stessi anni accade in altre città italiane e europee.
La mostra si propone di
indagare i modelli culturali che si sono affermati in città all’inizio del XX secolo e sulle modalità con cui sono stati importati, scegliendo come filo conduttore il
tema del costruire e dell’abitare, illustrato attraverso una vasta serie di preziosi documenti d’archivio – disegni e progetti, fotografie d’epoca, plastici – utili a descrivere non solo il percorso progettuale ma anche quello formativo di professionisti e maestranze.
Al sottile confine fra arte e decorazione, tra progetto architettonico e manufatto artigianale si colloca l’arredamento degli interni abitativi: la mostra è arricchita da una
sezione che, attraverso
mobili, progetti, disegni di artigiani triestini e album di modelli e di esposizioni europei, aiuta a visualizzare gli spazi in cui si muoveva la vita quotidiana di inizio ’900.
Ad emergere sono innanzitutto le vicende intellettuali: storie di architetti di matrice culturale italiana o centro-europea che in città esprimono, con convinzione, idee diversissime. Sono anche gli anni in cui i nuovi materiali, e in primis la pietra artificiale, consentono di modellare facilmente ciò che fino a quel momento richiedeva l’attività di scultori e lapicidi e tempi molto più lunghi e quindi costi infinitamente maggiori. Accanto al bianco e al grigio degli austeri edifici del potere si assiste all’esplosione di tinte pastello e di apparati decorativi tendenti ad animare le facciate degli edifici, creati per i ceti imprenditoriali e professionali, con effetti disegnativi che soppiantano le tradizionali strutture classicheggianti.
È comunque un “nuovo” mediato dalle istituzioni preposte ad autorizzare la costruzione di nuovi edifici – le Commissioni delle fabbriche e dell’ornato - che spesso si mostrano prudenti, se non passatiste. Lo stile secessionista, per le sue caratteristiche di rottura, è infatti guardato con diffidenza dai poteri costituiti. Di conseguenza, per gli edifici a carattere pubblico e istituzionale – come le stazioni ferroviarie e le sedi delle istituzioni, collocati nel centro della città - vengono chiamati gli architetti più fedeli e vicini alla volontà auto-celebrativa dell’impero asburgico.
Quindi è nel progetto della casa di abitazione che si reperiscono le espressioni più aperte alla sperimentazione formale e materica e che si assiste a una maggiore libertà compositiva, aperta ai nuovi linguaggi.
Vengono importati i modelli moderni degli edifici a carattere commerciale, con grandi vetrine e ampie superfici espositive, ma si definisce anche una tipologia della casa d’affitto, che si diffonde in molte parti della città riprendendo i canoni compositivi del Mietshaus centro-europeo.
I protagonisti di questo rinnovamento sono alcuni nomi celebri:
Max Fabiani e Josip Costaperaria, allievi e collaboratori del noto architetto viennese
Otto Wagner, il milanese
Giuseppe Sommaruga, esponente di peso dello stile floreale italiano, i triestini di formazione viennese
Giorgio Zaninovich, Romeo Depaoli e Giacomo Zammattio. Ad essi si affiancano numerosi progettisti triestini, meno noti al grande pubblico ma non per questo di minore spessore, come U
mberto Fonda, Giovanni Maria Mosco, Nicolò Drioli, Augusto Bachschmidt, Giovanni Widmer, Luigi Dompieri.
Grazie a questa compresenza di idee e di atteggiamenti progettuali il Liberty triestino risulta così un coacervo di accezioni che sembrano rispecchiare tutte le contraddizioni storico-politiche vissute dalla città all’alba del ’900, connotandone un lato ancora poco conosciuto del suo ricco patrimonio artistico.
La grande mostra è promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Trieste, curata da Federica Rovello dell’Università degli Studi di Trieste con la collaborazione di Michela Messina e Lorenza Resciniti (Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste) e dell’Ordine degli architetti della Provincia di Trieste per il progetto di allestimento, sarà visitabile nell’ex Pescheria - Salone degli Incanti dal 13 marzo al 19 giugno 2011.
Il catalogo, edito dal Comune di Trieste, a cura di Federica Rovello con Michela Messina e Lorenza Resciniti.
Info: tel.: +39 040 3226862
Info web:
Trieste Cultura