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Ecco Giro Autunno 2026: storie, confini e luoghi da ascoltare

Giro Autunno 2026, il magazine per scoprire il Friuli Venezia Giulia

Un nuovo numero per attraversare l'autunno seguendo persone, paesaggi, memorie e sapori. Da Trieste al Carso, da Tarcento alle Valli del Natisone, passando per Aquileia, il Collio e la laguna.

È uscito Giro Autunno 2026: storie nascoste e luoghi da ascoltare in Friuli Venezia Giulia

Giro Estate 2026

Giro Autunno 2026: ogni luogo ha qualcosa da raccontare

Ci sono luoghi che crediamo di conoscere. Poi basta fermarsi un po' più a lungo, imboccare una strada diversa, seguire una traccia quasi invisibile. E la storia cambia.

È proprio questo lo spirito di Giro Autunno 2026, un numero che attraversa il Friuli Venezia Giulia cercando soprattutto ciò che non si vede al primo sguardo. Storie rimaste fra le pietre, nei paesaggi, lungo un confine, dentro un nome. E qualche volta perfino in una cascata.

Le radici che ci portano lontano

L'editoriale firmato da Giusy Mancini (qui su Instagram) apre il numero con la storia di Juliana Areias, cantante brasiliana che vive in Australia e torna in Friuli sulle tracce dei suoi antenati, fino a una serata di musica e nuovi incontri a Udine. Un racconto di radici che diventano nuove partenze.

Da Trieste all'Egitto, passando per Aquileia

Il viaggio continua a Trieste, seguendo un filo che arriva fino all'Egitto. Ci accompagnano Pasquale Revoltella, Massimiliano d'Asburgo, il Canale di Suez, le collezioni egizie di Miramare e le Aleksandrinke, le donne del Goriziano e del Carso che partirono per lavorare ad Alessandria e al Cairo. E naturalmente la sfinge che ancora oggi guarda il mare dal porticciolo del castello.

Da qui ci spostiamo ad Aquileia, sulle tracce di San Marco e di un Vangelo conteso per sette secoli. Fra storia e tradizione, patriarchi e dogi, arriviamo al Codex Forojuliensis, l'antico Evangeliario le cui pagine, separate fra Aquileia, Praga e Venezia, tornano finalmente a dialogare nella mostra di Palazzo Meizlik.

Dall'intelligenza artificiale ai confini del Collio

Cambiamo completamente scenario con Michele “Mike” Sangion, imprenditore pordenonese che racconta come l'intelligenza artificiale stia entrando nelle piccole e medie imprese, nel turismo, nell'ospitalità e nel mondo del vino. Un'intervista che parte da un dinosauro al Googleplex e arriva a interrogarsi sul rapporto fra tecnologia e responsabilità umana.

Poi torniamo a viaggiare, questa volta lungo una strada che c'era già prima del confine.

Siamo a Cormons, sulla via della Subida verso Medana, dove il Collio italiano incontra la Brda slovena. Fra vigne, antiche vicende di frontiera e storie di famiglia, seguiamo un paesaggio che ha cambiato più volte appartenenza politica senza perdere la propria continuità.

Restiamo alla Subida anche per una sosta all'Osteria La Preda, dove la famiglia Sirk racconta il territorio attraverso una dispensa di prodotti locali, piccoli produttori, vini e sapori del Collio.

Un formaggio medievale e una cascata che inganna

L'autunno ci porta quindi a San Martino di Terzo di Aquileia, dove la Festa della Zucca dedica l'edizione 2026 al formaggio nel Medioevo.

Partiamo da un monaco che nel 1511 lascia l'abbazia di Moggio con una forma di formaggio destinata ad Aquileia. Da lì attraversiamo casere, monasteri e antiche ricette, fino a incontrare Mastro Martino e il suo caso in patellecte, un lontano parente del nostro frico.

A Tarcento, invece, quasi nulla è esattamente ciò che sembra. La cascata di Crosis nasconde una storia di ingegno e di elettricità; le ville raccontano antiche villeggiature e personaggi illustri; nei boschi sopravvive il ricordo delle Agane e delle Krivapete. E fra ciliegie, vigneti e antichi confini linguistici, il paese rivela un passato sorprendente.
Sempre a Tarcento, incontriamo una famiglia con una grande esperienza nell'accoglienza: i Costantini. La cui storia affonda le radici a ben 50 anni fa.

Il Sole, la pietra e le storie del Carso

Con Marina Bressan alziamo gli occhi al cielo, per poi ritrovare il Sole e i suoi simboli scolpiti nella pietra. Il suo articolo esplora il simbolismo solare nell'architettura religiosa e profana, passando dalla ruota dello zodiaco ai segni incisi sulle chiese del Friuli Venezia Giulia. Fra gli esempi, la chiesa di Segnacco e il Duomo di San Marco a Pordenone, dove il Pilacorte ha lasciato un piccolo cielo di pietra.

Poi torniamo a camminare.

Maria Trevisi ci accompagna lungo il percorso storico del Brestovec, sul Carso isontino. Un itinerario fra trincee, gallerie e testimonianze di epoche diverse, dove il paesaggio autunnale si accende dei colori dello scotano. E dove, in una nicchia scavata nella roccia, qualcuno ha lasciato due parole che sembrano quasi impossibili in un luogo di guerra: La Pace.

E sul Carso, incontriamo anche i gustosi menù di Sapori del Carso - Okusi Krasa, la manifestazione che quest'anno compie 25 anni

Dal Matajur alla laguna, fra natura e sapori

Con Raffaella Tramer raggiungiamo le Valli del Natisone e saliamo sul Matajur, lungo uno degli itinerari delle sue Gite del Sommo. Fra panorami che arrivano fino all'Adriatico e soste conviviali, il percorso prosegue a San Pietro al Natisone, nello SMO – Museo di Paesaggi e Narrazioni, dove storia, lingue e culture di confine si incontrano.

Infine scendiamo verso il mare, per salire a bordo della Santa Maria e navigare fra i canali della laguna di Marano e Grado. Con Laguna in Tecja 2026 il viaggio diventa gastronomico: canocchie, molluschi, pesce di paranza, scampi e altre specialità lagunari raccontano la stagionalità del pesce e le tradizioni di chi vive sull'acqua.

Una rivista, tante voci. Anche in inglese

Giro Autunno 2026 nasce dall'incontro di sensibilità, competenze e modi diversi di raccontare il territorio. Ogni autore porta il proprio sguardo, lasciando emergere dettagli e storie che spesso sfuggono a chi attraversa questi luoghi troppo in fretta.
Autori e collaboratori, ognuno con il proprio sguardo, raccontano il Friuli Venezia Giulia con competenza e passione.

Le traduzioni in inglese sono curate da Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., che anche in questo numero conferma la sua sensibilità nel restituire il tono, le sfumature e l’anima dei testi originali. Tradurre una rivista come Giro significa confrontarsi con espressioni locali, riferimenti storici e peculiarità culturali che non sempre trovano un equivalente immediato in un’altra lingua. Il suo è quindi un vero lavoro di mediazione culturale, che va oltre la semplice trasposizione parola per parola e privilegia la naturalezza e la scorrevolezza del racconto, rendendo Giro una rivista pienamente bilingue, capace di accompagnare anche i lettori internazionali fra le storie del Friuli Venezia Giulia.

Giro Autunno 2026 è online

Una sfinge che guarda il mare. Un Vangelo diviso per secoli. Una strada più antica del confine che la attraversa. Una cascata che non è esattamente ciò che sembra. Una parola incisa dentro una trincea.
Sono dettagli. Ma spesso sono proprio i dettagli a cambiare il modo in cui guardiamo un luogo.

Come ricordiamo nelle prime pagine della rivista:
«Ogni luogo ha qualcosa da raccontare. Ma le sue storie più belle le affida a chi sa ascoltare.»

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Buona lettura.
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