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Palmanova: ritorna l’acqua nel fossato

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“Il Friuli Venezia Giulia ha beni culturali che vanno resi fruibili. Palmanova è un esempio di come si possa valorizzare un bene mettendo a frutto il lavoro di più forze congiunte”. Sono le parole con cui la presidente della Regione Debora Serracchiani ha celebrato la conclusione dei lavori di ripristino del nodo idraulico di Palmanova, che hanno riportato l’acqua attorno alla fortezza veneziana.

Nel fossato che cinge i bastioni di Palmanova l’acqua mancava da oltre 20 anni. I lavori di rifacimento del nodo idraulico, che garantisce l’immissione dell’acqua della Roggia di Palma nella cinta fortificata, sono terminati in queste settimane, dopo un iter piuttosto lungo. Il primo contributo regionale risale a sei anni fa per un importo complessivo di 200.000,00 euro, sostenuto da fondi della Protezione civile regionale, per la revisione di tutto il sistema idraulico a nord della città.

Lo scorso autunno sono stati appaltati i lavori di sistemazione idraulica del tratto di canalizzazioni che va da Ronchiettis di Fauglis (UD) fino al punto in cui la roggia si immette nel fossato, fuori Porta Udine. A questi interventi si sono aggiunti i lavori di pulizia eseguiti dai forestali del servizio Gestione Territorio, in base alla convenzione quinquennale stipulata dalla Regione con il Comune di Palmanova, per consentire interventi annuali di manutenzione specifica sulla vegetazione delle fortificazioni rinascimentali. Il Comune ha speso in questo secondo intervento solo 6.000,00 euro per l’acquisto di materiali.

Sono così tornate alla luce le strutture secentesche ad archi del sistema idrico che si collega con l’acquedotto veneziano che affianca Porta Udine. “A Palmanova, con una visione importante di recupero della città, si sono messe insieme le forze del Comune, della Regione, del Consorzio Ledra Tagliamento per concludere un lavoro necessario per far fruire questa città ai visitatori” ha proseguito Serracchiani, che ha ricordato l’impegno della Regione nel sostenere l’iter per il riconoscimento Unesco della Città stellata.

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“Abbiamo chiesto – ha ricordato la presidente – di inserire Palmanova nei sentieri culturali promossi dalla Commissione Europea. Vogliamo che la città sia patrimonio Unesco e per questo stiamo lavorando con il MiBACT anche per giungere in tempi brevi al protocollo d’intesa che porti le risorse nazionali ed europee necessarie alla salvaguardia delle fortificazioni”.

Palmanova fa parte della candidatura Unesco delle Opere di Difesa veneziane tra XV e XVII secolo, di cui fanno parte anche le città italiane di Bergamo, Peschiera del Garda, Venezia e alcuni siti veneziani in Croazia e Montenegro. Un progetto, ha aggiunto Serracchiani, “che rappresenta un’opportunità per la Regione di inserirsi in una rete di relazioni internazionali”.

Il sindaco di Palmanova Francesco Martines ha ribadito che il ritorno dell’acqua nel fossato è l’opera finale di un percorso di interventi per la valorizzazione della cinta bastionata rinascimentale e napoleonica iniziato con la pulizia dei bastioni da parte dei volontari e finalizzato a fare del parco storico dei bastioni una destinazione turistica e culturale.

Da decenni la vegetazione aveva infestato le fortificazioni, impedendo la vista delle opere veneziane e la possibilità di accedere al parco dei bastioni, come testimoniato da un filmato che è stato mostrato in Municipio alla presidente della Regione, per evidenziare la situazione prima e dopo gli interventi di pulizia.

La costruzione del fossato di Palmanova è coeva alla fondazione della città da parte dei veneziani che fin dal 1593 scavarono la fossa attorno alla fortezza, ricavandone la terra di asporto per erigere i bastioni. Il fossato inizialmente raccoglieva le acque stagnanti che si accumulavano in città, ma successivamente fu adeguato per portare acqua dall’esterno delle fortificazioni, deviando l’allora roggia di Cucana, oggi Roggia di Palma.

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Fonte: Regione FVG