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Osterie d’Italia: la nuova guida 2020

osterie d’Italia la nuova guida 2020

Sarà presentata ufficialmente, venerdì 25 ottobre 2019, presso l’Azienda Agricola Gradis’ciutta, a S.Floriano del Collio la trentesima edizione della nuova guida Osterie d’Italia 2020 di Slow Food.

Nuovi inserimenti, 77 Locali recensiti, oltre 100 i Locali visitati in Friuli Venezia Giulia.


Per celebrare l’importante anniversario, Osterie d’Italia 2020 si presenta con una rinnovata veste grafica e un formato leggermente ridotto, ideale da portare in valigia, in borsa oppure nel portaoggetti dell’auto.

Anche nei contenuti ci sono delle novità: sempre nell’ottica di rendere Osterie d’Italia una perfetta compagna di viaggio, oltre alla tradizionale “chiocciolina” che segnala le eccellenze e alla “bottiglia” che premia le selezioni dei vini più interessanti e rappresentative del territorio, i curatori Marco Bolasco ed Eugenio Signoroni hanno pensato a nuove icone di servizio e a indicazioni per identificare le osterie vicine ai caselli autostradali e alle stazioni ferroviarie.

Sono 1656 le osterie recensite dall’edizione 2020, con un incremento di 184 rispetto all’anno scorso e un ricambio del 20% circa.

L’ambita Chiocciola è stata assegnata a 268 locali, mentre sono 399 quelli che si sono meritati la Bottiglia per l’offerta enoica. Per garantire l’attualità del giudizio e delle informazioni, ogni locale recensito è stato visitato – in forma rigorosamente anonima – negli scorsi 10 mesi. Sono state quasi 400 le potenziali nuove osterie provate, per un totale che supera i 2000 locali visitati dagli oltre 300 collaboratori della guida. La regione più rappresentata è il Piemonte con 143 osterie, mentre quella con il maggior numero di nuovi ingressi è la Campania con 37.

Da trent’anni Osterie d’Italia racchiude meglio di ogni altra pubblicazione i valori fondanti di Slow Food ed è non a caso una delle guide più vendute d’Europa. Osterie d’Italia non è soltanto una guida gastronomica ma piuttosto il racconto di un’Italia che a tavola coltiva le proprie tradizioni sapendole però declinare in chiave contemporanea. Proprio come le sue osterie che dopo il declino degli anni Novanta sono oggi – anche grazie all’opera di tutela e promozione di Slow Food – luoghi dell’innovazione e non della nostalgia, della qualità appassionata e non della “cucina alla buona”.

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Le osterie selezionate da Slow Food sono in tutto e per tutto luoghi moderni, capaci di proporre un nuovo modello di ristorazione contrapposto alla moda dei consumi globali e fondato prima di tutto sul fattore umano: sul piacere di stare bene a tavola, scoprendo i sapori della tradizione locale più genuina senza rinunciare alla qualità del servizio e dell’ambiente. Ogni locale è una finestra su un microcosmo economico, sociale e culturale dove si pratica quella cultura del territorio che proprio Slow Food da sempre applica e diffonde. Una cultura nella quale il giusto valore torna a prevalere sul prezzo imposto, anche nel listino.

La situazione in Friuli Venezia Giulia

“La situazione in Friuli Venezia Giulia – precisa Gabriele Giuga coordinatore regionale della Guida – rispecchia una situazione in costante mutamento e di particolare ricchezza. Sono 77 i locali recensiti, un numero che non ha paragoni se considerato in rapporto agli abitanti di una regione. Più in particolare 21 sono quelli segnalati nei tre inserti, “Buffet triestini”, “Osmize sul Carso” e “Udine: il rito del tajut” mentre 56 sono le segnalazioni tradizionali.”

“Gli inserti continua Giuga – raccolgono un modo di stare a tavola fortemente locale, espressione di una cultura alimentare che non ha paragoni in altre località e non è replicabile da altre parti. Il fatto che tre dei quindici inserti nazionali siano nella nostra regione è la dimostrazione più concreta di quanto la cultura alimentare in Friuli Venezia Giulia sia espressione di una storia e di un territorio fortemente identitaria.”

osterie d’Italia la nuova guida 2020

Novità e uscite

Soltanto due, ma di peso, le novità inserite nell’edizione 2020 a fronte di sette uscite.

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Entrano a Udine l’osteria “Alla Vedova” di via Tavagnacco e a Trieste l’Antica trattoria Menarosti di via del Toro.

“Sono entrambi locali storici – sottolinea Giuga – Alla Vedova è aperta dal 1879 e Menarosti dal 1903, e per chi li conosce non sono una novità. Il riconoscimento dato dal loro inserimento in Guida è il risultato di una lunga osservazione dei collaboratori che nelle loro visite, rigorosamente anonime, devono tenere conto di un delicato equilibrio tra scelte culinarie, accoglienza e relazione con il cliente e con il territorio, oltre che di un ancor più delicato equilibrio del prezzo del menù. Entrambe rappresentano quella sintesi di modo distare a tavola e sapori che il territorio nel quale sono inseriti esprime. Per chi li frequenta regolarmente, come per chi viene da fuori, garantiscono, loro come gli altri locali della Guida, quale sia la cultura alimentare delle radici unita a una attenta cura e visione del futuro.”

I locali segnalati in Guida, non rappresentano infatti una archeologia alimentare, la nostalgia di modi antichi e superati, al contrario sono luoghi in cui la memoria alimentare fa i conti quotidianamente con le trasformazioni del nostro tempo, sottoposte ai cambiamenti climatici che hanno immediate e dirette conseguenze sulla qualità degli ingredienti.

A livello regionale, Trieste si conferma come la provincia più dinamica. Da tre anni continua a fornire novità, segnali confortanti si attenzione e cura anche da parte di chi sceglie di intraprendere un’attività dura e impegnativa.

Rispetto alla precedente edizione sette locali non sono stati confermati, sia per cambio di gestione che per diverso orientamento culinario. Escono Borgo Colmello a Farra d’Isonzo, Hladik a Tarvisio e Trota Blu a Caneva per cessata attività. Per la stessa motivazione non è stato confermato Al Fagiano che era uno dei locali compresi nell’inserto udinese relativo al rito del tajut.

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Quattro locali non sono stati confermati per altre ragioni: Le Querce a San Pietro al Natisone, L’antica trattoria Da Giusi a Malborghetto, l’osteria Da Catine a San Daniele e Ca’ di Pieri a Gorizia.

I dati in sintesi

le Chiocciole sono 10:

Ai Cacciatori – Cavasso Nuovo (PN)

Al Castello – Fagagna (UD)

Borgo Poscolle – Cavazzo Carnico (UD)

Da Afro – Spilimbergo (PN)

Da Alvise – Sutrio (UD)

Devetak – Savogna d’Isonzo

Ivana & Secondo  – Pinzano al Tagliamento (PN)

Rosenbar – Gorizia (GO)

Sale e Pepe – Stregna (UD)

Stella d’Oro – Verzegnis (UD)

 

le osterie con io simbolo della bottiglia sono 17:

Ai Cacciatori di Cavasso Nuovo

Ai Mulinars

Al Castello

Al Piave

Alla Frasca Verde

Alla Pace

Alle Nazioni

Antica Trattoria Menarosti

Antica Trattoria Suban

Borgo Poscolle

Da Gaspar

Devetak

Ivana & Secondo

La Ferrata

Osteria di Villafredda

Rosenbar

Sale e Pepe

 

8 quelle con il simbolo del formaggio:

Ai Cacciatori

Al Castello

Borgo Poscolle

Da Gaspar

Devetak

Osteria di Villafredda

Stella d’Oro

Turlonia

 

Fonte: Slow Food