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Mex Pro – Messico Circa 2000

Mex Pro – Messico Circa 2000

“Un progetto installativo dalle dimensioni maestose, un ponte culturale internazionale che celebra in Italia l’arte contemporanea  messicana. Accade a Trieste nel 140° anniversario dall’apertura delle relazioni diplomatiche tra l’Italia e il Messico”

Parte integrante del progetto PONTE INTERNAZIONALE DI ARTE CONTEMOPORANEA ITALIA-MESSICO promosso dall’associazione culturale triestina GRUPPO78 già dal 2010 in una prospettiva di scambio culturale concordato tra i due paesi sul terreno dell’arte contemporanea – MEX PRO è l’ambizioso progetto internazionale che si svolge a Trieste nel corso del 2014, con successive espansioni nazionali e internazionali. Un progetto che – oltre all’intrinseca valenza culturale – ha anche il merito di celebrare il positivo, rinsaldato rapporto tra l’Italia e il messico in occasione del 140° anniversario dall’apertura delle prime relazioni diplomatiche tra i due paesi.

Due i segmenti principali nei quali MEX PRO si articola, la mostra MESSICO CIRCA 2000, visitabile dal 15.04.2014 al 15.09.2014 presso le Scuderie del Castello di Miramare – Trieste, e la macro installazione di 2500 sculture di terracotta di Alejandro Santiago in Piazza Unità d’Italia a Trieste, dal 20.11.2014; installazione che a settembre sarà a Venezia, con la mediazione di Adriano Berengo, il mago del vetro artistico di Murano.

In realtà tutta l’operazione MEX PRO va ben oltre i limiti della città in cui è nata, Trieste, muovendosi già in un clima europeo grazie all’interesse del Regno Unito, dell’Olanda e della Russia.

Questa grande iniziativa culturale sarà corredata a Trieste da una schiera di eventi collaterali distribuiti in spazi pubblici e privati.

‘MESSICO CIRCA 2000’
90 artisti messicani
Dove: Scuderie del Castello di Miramare – Trieste
Date: 15.4.2014 – 15.9.2014 – h 10-18 tutti i giorni
Opening: 14.04.2014 – Ore 18.30

‘2501 MIGRANTES’
Macro installazione di 2500 sculture di terracotta di Alejandro Santiago
Dove: Piazza Unità d’Italia – Trieste
Opening: 20.11.2014

Berengo Center for Art and Glass  Venezia
Opening: ottobre 2014

EVENTI COLLATERALI:

    • MARE PRIMO di Manolo Cocho – Lux Art Gallery – 25.1.2014
    • A’NABAANY di Lucio Santiago – Museo Carà di Muggia [Ts] – 14.3.2014
    • ROSTROS DE LA FIESTA – Scuderie del Castello di Miramare, in concomitanza con la mostra di pittura – 14.4.2014
    • SPIN-VIDEO – DoubleRoom Gallery – 14.5.2014
    • UMBRALES di Tomas Casademunt – ArtPhoto – 14.6.2014
    • SUTURAS DE UNA CIUDAD di Alejandro Echeverria – Lux Art Gallery – 14.6.2014
    • TERRA di Manolo Cocho – Check Point Paint art gallery – Trieste – 13.06.2014
    • PSYGHO VISION – Stazione Rogers – 28.6.2014
    • INTERSECCIONES – Lux Art Gallery – 11.7.2014
    • LA HUELLA GRAFICA – Lux Art Gallery – 22.8.2014
    • GERMAN VENEGAS – Lux Art Gallery [Ts] – 19.9.2014
    • GERMAN VENEGAS – Berengo Center for Art and Glass [Ve] – ottobre 2014

Con 87 artisti messicani provenienti dalla collezione Josè Pinto Mazal, MESSICO CIRCA 2000 è l’esposizione internazionale che aprirà il 14 aprile 2014 nelle sale delle Scuderie del Castello di Miramare dando di fatto seguito alla grande mostra di artisti del Gruppo78 tenutasi da gennaio a settembre 2013 in Messico prima a Oaxaca negli spazi La Telarana e La Calera, poi a Torreon presso il Museo Arocena.

Curata da Maria Campitelli con la collaborazione di Manolop Cocho, Fernando Galvez de Aguinaga e Gerardo Traeguez la mostra approda in uno dei luoghi simbolo di Trieste – le Scuderie del Castello di Miramare – sito particolarmente significativo per quanto riguarda gli storici rapporti tra Trieste e il Messico, relativamente alla vicenda di Massimiliano d’Austria che andò a morire oltre oceano dopo essersi costruito a Chapultepec, nel cuore di Città del Messico, un’altra dimora evocativa del modello di Miramare.

Costruita con la passione, il rigore e la conoscenza di un visionario dell’arte contemporanea, la collezione “CIRCA 2000” di Josè Pinto Mazal si compone di opere realizzate tra il 1980 e il 2013 di artisti messicani e stranieri che hanno incontrato in Messico un luogo idoneo alla loro produzione.

La collezione si attiene a una pluralità di tendenze, privilegiando tuttavia i lavori che si traducono in “quadri”. Appaiono tutti i generi consacrati, dal paesaggio al ritratto al nudo, al realismo sociale alla tendenza primitiva, a tematiche sacre come il citazionismo arcaico e surreale generi e modalità molto spesso tra loro sovrapposti ed intrecciati, secondo un corposo paradigma messicano che tende di preferenza al racconto complesso, prediligendo in ogni caso una intensa, debordante figuratività. Molti degli artisti che esporranno a Trieste hanno frequentato la prestigiosa Scuola nazionale d’arte Esmeralda, di Città del Messico, abbinata all’I.N.B.A., Istituto Nazionale di Belle Arti. E quasi tutti vantano curricula internazionali, con puntate in Europa, nell’estremo Oriente, in Australia.

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Va detto, che su tutte le tendenze esplose in Europa come nel resto del mondo, approdate poi in Messico, s’inserisce, ineludibile, sotteso o dichiarato, un imprinting tipicamente messicano. Cioè un retaggio insopprimibile, un legame con le culture passate, con le grandi, terribili, innumerevoli civiltà precolombiane, azteca, maya, olmecha, toltecha ….che incombono con le loro straordinarie vestigia, sparse nel paese, che parlano di grandezza, di milioni di abitanti, di tempi favolosi, di incessante produttività sotto regimi ferrei e soprattutto di morte. Morte intesa come un anello del ciclo vitale. Una sorta di “dna”, oscuro e misterioso, che contraddistingue l’arte messicana così dell’attualità come del passato.

BIGLIETTI
€ 5,00 – biglietto intero
€ 3,00 – biglietto ridotto

Vero e proprio perno portante dell’intera iniziativa sarà l’installazione 2501 MIGRANTES, dell’artista prematuramente scomparso Alejandro Santiago, che evoca il dramma eterno, della migrazione dei popoli e di cui lo stesso artista si sentiva di far parte.

Un popolo di 2501 statue di terracotta dalle misure variabili da cm 120 a 180 si stanzierà in piazza dell’Unità d’Italia, internazionalmente nota come la più ampia e magnifica piazza europea con affaccio sul mare.

Sappiamo della drammatica attualità di questo tema, della sua universalità, registrabile nello sviluppo storico di tanti popoli, della complessa problematicità che contiene, e dell’urgenza di affrontarla, e al contempo dell’incapacità o scarsa volontà di risolverla. Si pensi anche ai recenti scandali dei luoghi di accoglienza a Lampedusa, alla conclamata violazione dei diritti umani, configurando una situazione di degrado e di incredibile recessione civile a fronte della quale la generale indignazione non basta a creare concreti presupposti risolutivi.

Necessita dunque trovare nell’immediato, a livello europeo, e internazionale, adeguate risposte. Le disparate posizioni politiche, corredate di interessi differenti, l’aleggiare per fortuna ancora indistinto e limitato di sempre pericolosi nazionalismi nel contesto negativo di una persistente recessione economica, soprattutto in Italia, impediscono di trovare soluzioni adeguate e i meeting socio/politici, organizzati o da organizzare a questo scopo, non sembrano strumenti sufficienti per comporre la complessità di questi problemi.

L’onda avanzante di 2501 statue, la loro presenza e il loro significativo, assordante silenzio, non risolve praticamente il problema, ma si fa simbolo urgente di una realtà diffusa di cui bisogna prendere coscienza. La potenza del linguaggio artistico si sostituisce all’impotenza decisionale e politica per farsi monito e spingere gli uomini di buona volontà a impegnarsi a trovare giuste vie risolutive di un problema immane.

I 2.501 MIGRANTES di Alejandro Santiago hanno un pregresso storico e una motivazione che s’innesta nella personale esperienza dell’artista. Migrante lui stesso (quell’uno aggiunto ai 2.500 lo rappresenta) ritornando al suo piccolo paese d’origine arroccato sulle montagne, lo trova spogliato di vita umana. La piccola comunità, i suoi abitanti che conosceva uno ad uno, erano scomparsi. 2.500 assenze. Sono rimaste solo le donne, i bambini, i vecchi. Ed ecco che da questa micidiale assenza, da questo vuoto incolmabile dovuto all’emigrazione massiccia negli U.S.A., nasce nell’artista il bisogno prorompente di dare peso e forma a queste presenze costrette a sradicarsi dal loro luogo d’origine, a questi uomini costretti ad abbandonare la loro terra per garantire la sopravvivenza ai propri congiunti oltre che se stessi. Divengono allora tutti insieme compattamente migrantes facendosi monumento, l’esercito della disperazione e, allo stesso tempo, della volontà incrollabile, della speranza.

Questa grande iniziativa culturale sarà corredata a Trieste da una schiera di eventi collaterali distribuiti in spazi pubblici come il Museo Revoltella /Galleria d’Arte Moderna e privati sì da invadere nel 2014 la città di significative presenze messicane restituendo un’immagine a tutto tondo della cultura messicana.

Tali eventi, assieme a presentazioni, incontri anche su altre tematiche, dalla cucina messicana alla letteratura, al cinema, si svolgeranno in date successive, con inaugurazioni preferibilmente il 14 dei mesi successivi, per un simpatico richiamo alla main opening del 14 aprile, in modo da tener viva l’attenzione e l’interesse del pubblico sull’iniziativa nel lungo arco di tempo previsto della sua apertura, aprile-settembre 2014.

Si è partiti già da gennaio con l’articolata mostra personale MARE PRIMO di Manolo Cocho alla Lux Art Gallery, anticipazione dell’esplosione messicana che si snoderà lungo tutto l’anno; per seguire in marzo con A’NABAANY dell’artista multimediale Lucio Santiago al Museo Carà di Muggia (TS); una delle principali iniziative collaterali sarà la mostra della maschera messicana ROSTROS DE LA FIESTA, proveniente dal museo nazionale della Maschera di San Luis Potosì con una proposizione di taglio antropologico/etnografico ospitata alle Scuderie del Castello di Miramare, in concomitanza con la mostra di pittura; SPINvideo sarà una rassegna di video-art alla DoubleRoom Gallery con approfondimenti dei singoli autori, quindi alla Stazione Rogers l’interessante lavoro promosso da Luciana Esqueda, intitolato PSYGHO VISION, frutto della collaborazione tra artisti messicani e del Gruppo78.

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INTERSECCIONES è una mostra che, in luglio, vedrà a raffronto artisti italiani, messicani e greci alla Lux Art Gallery. A seguire, ancora alla Lux Art Gallery SUTURAS DE UNA CIUDAD, di Alejandro Echeverria, mentre nel mese precedente in giugno sarà la volta di UMBRALES, mostra fotografica di Tomas Casademunt alla galleria ArtPhoto; in agosto LA HUELLA GRAFICA, una rassegna di arte grafica a completare il quadro della multiforme espressività messicana, infine tra ottobre e novembre una personale di GERMAN VENEGAS che unirà opere di pittura con lavori in vetro, sia alla Lux Art Gallery che al Berengo Center for Art and Glass di Venezia.

A settembre i 2.501 MIGRANTES “migreranno” a Venezia, con la mediazione di Adriano Berengo, il mago del vetro artistico di Murano.

A CURA DI: Maria Campitelli, Fernando Galvez de Aguinaga, Gerardo Traeguez, Manolo Cocho, Marieta Bracho, Luca Caburlotto, Rossella Fabiani, Lucia Krasovec Lucas.

‘TOMÁS CASADEMUNT
UMBRALES
Theartphotogallery     via Diaz 22/c – Trieste
date 14.06.2014 – 28.06.2014
opening sabato 14.06.2014 ore 18.00

Verrà inaugurata sabato 14 giugno alle ore 18 alla theartphotogallery di Trieste la mostra Umbrales di Tomás Casademunt, prestigioso evento collaterale del progetto MEX PRO che segue di pochi giorni l’apertura di un’altra straordinaria mostra Suturas de una ciudad di Alejandro Echeverría in visione alla Lux Art Gallery sempre a Trieste.
Secondo appuntamento della settimana con la fotografia messicana. Questa volta la scena è affidata a Tomás Casademunt, fotografo di fama internazionale diviso tra la natia Spagna e il Messico, suo paese d’adozione già dagli anni Novanta.
Da sempre in equilibrio tra il fotogiornalismo, la pubblicità, l’architettura e la fotografia industriale, Casademunt si è distinto fin dall’inizio per uno sguardo personalissimo sulle cose e sulle persone.
Incline all’utilizzo del bianco e nero, Casdemunt blocca nei propri scatti attimi di grande intensità, dove le ombre, i chiaro-scuri e la luce diventano i veri protagonisti.
Così anche nella mostra di Trieste intitolata UMBRALES, porte, soglie, varchi.
Un titolo non casuale che allude all’idea del transito, della scoperta rivelatrice, del passaggio attraverso porte dimensionali in cui la luce e l’ombra diventano centrali.

Già da bambino – afferma Casademunt – ritornavo a casa da scuola calpestando le ombre per le strade nascondendomi in quelle generate dagli altri: pedoni, auto, biciclette, cani, nuvole, alberi, portali … ma ancora non sapevo che queste silhouettes nere mi avrebbero attratto per sempre, che l’impulso della vita non sarebbe stato altro che sbirciare in questa affascinante, soglia luminosa. Oggi razionalizzo tale impulso inconscio e guardo la mia propria ombra. Mi riconosco in essa. Risveglio la mia coscienza in essa.”

Ospitata alla theartphotogallery di Trieste, la mostra raccoglie il lavoro sviluppato in più di diciotto anni in Messico. “Sono sempre stato fortemente influenzato – prosegue Casademunt – dalla ricerca delle porte dimensionali, una ricerca che si può riassumere nella ricerca di flash esistenziali in esse. Le pietre dell’antico Messico trasudano ancora un potente energia. Quella che ancora mi attira e che mi ha portato qui. La tomba di Mitla a Oaxaca, gli Archi Maya dello Yucatan, il volto di Chac mentre invoca la pioggia; gli altari dei morti che fioriscono ogni primo novembre aprono la porta del caro defunto, varcando la soglia della sua assenza”.

ALEJANDRO ECHEVERRÍA
SUTURAS DE UNA CIUDAD
Lux Art Gallery
Via Rittmeyer 7/a – Trieste 13.06.2014 – 04.07.2014
opening
giovedì 12.06.2014 ore 19.00

Verrà inaugurata giovedì 12 giugno alle ore 19 alla Lux Art Gallery di Trieste la mostra Suturas de una ciudad di Alejandro Echeverría, nuova tappa dell’articolatissimo progetto MEX PRO che settimana dopo settimana non smette di offrire nuovi spunti ed appuntamenti per raccontare il variopinto mondo dell’arte messicana.
Le fotografie di Alejandro Echeverría sono come “suture di una città” – da cui il titolo della mostra – sono frammenti di altri muri visti da vicino, piatti e di fronte.
In assenza di elementi riconoscibili – solo alcune immagini rivelano sottili dettagli architettonici come una maniglia, un contatore della luce o il numero civico di una casa – vediamo emergere le più disparate forme colorate: chiaro-scuri, sottili variazioni di toni, scontri brillanti di colori, monocromie color pastello, forme astratte e segni riconoscibili. Le immagini vengono definite dalle tracce umane che fungono da indicatori primari delle dimensioni: pennellate, gocce di colore, tag fatti a bomboletta, messaggi graffiati.
Il muro intonso, così come la tela bianca, interessa poco a Echeverría. Sono le suture, quel particolare momento tra il ripristino di un muro e la cicatrice successiva ad attirare la sua attenzione. Che si cerchi di mascherare una frase, un tag, un disegno, le forme di intervento sono sempre diverse e generano sempre una forma nuova per far ritornare il muro al suo anonimato.
E’ questo particolare momento che Echevarría cattura, mentre l’altalena di ripristini e cicatrici continua anche molto dopo lo scatto.
Nel suo film L’arte subconscia di rimozione dei graffiti (2001) Matt McCormick descrive con ironia le composizioni spesso belle e persino artistiche che vengono create quando si coprono di pittura i graffiti.
La narratrice Miranda July descrive questo processo come “un intrigante movimento artistico” in sé, ed evidenzia tre forme stilistiche: lo stile simmetrico, nel quale è possibile identificare un ordine geometrico di quadrati e rettangoli a strati; lo stile fantasma, nel quale chi rimuove i graffiti ne segue le linee sottolineandone forma e tag originali; lo stile radicale, nel quale chi sovrascrive non riprende né la geometria né il tag originale come base per dipingere.
Tutti questi stili appaiono nelle fotografie di Echeverría, ed è particolarmente calzante in tale contesto la descrizione fatta nel film del passaggio da un segno intenzionale specifico del tagger ad una forma non intenzionale ma ugualmente specifica dell’anonimo artista. A differenza della tesi di McCormick, che celebra l’arte inconscia di rimozione dei graffiti, Echeverría non ha un eroe protagonista. Qui il gesto anonimo non è pertinente di per sé e nemmeno nella sua interezza, è bensì la materia prima che l’autore usa per comporre la sua opera.
Echeverría non documenta i segni sui muri in modo sistematico o con l’intenzione di registrare l’opera urbana di altri. Eliminando deliberatamente l’informazione superflua, Echeverría usa la trama e i colori che trova tra i segni della città e crea una composizione astratta che parte da un dipinto ready-made. In tal senso il procedimento ricorda Gerhard Richter, con le sue fotografie di primi piani dei suoi dipinti astratti: laddove Richter coi suoi dettagli tratta di pittura senza rivelare il dipinto originale, Echeverría usa i muri della città senza citare un luogo specifico.
La maggior parte delle opere esposte in questa mostra sono state scattate di recente a Oaxaca, città di Echeverría, ed altre a Città del Messico. Eppure tutte vivono indipendentemente dal luogo, dal tempo e dall’anonimo collaboratore. Questa ambiguità di luogo attribuisce all’opera una certa familiarità. Quando ci sembra di riconoscere uno slogan politico cancellato o un segno con colori stratificati, le fotografie catturano un aspetto intrinseco della nostra esperienza urbana condivisa.  […] Parte del comunicato è stato tratto dal testo critico di Steffen Böddeker (Oaxaca, Mexico, – giugno 2014).

MANOLO COCHO
TERRA. La creazione
CHECK POINT PAINT art gallery! Via Castaldi 3, 34137 Trieste
Opening venerdi 13.06.2014 ore 18.00
orario: mercoledì / giovedì / venerdì 17 – 19.30
su appuntamento contattando 334 3372462, [email protected]

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Venerdi 13 giugno, alle ore 18, nella nuova galleria d’arte Check Point Paint di via Castaldi 3 si inaugura una nuova mostra personale dell’artista messicano Manolo Cocho intitolata TERRA , la creazione a cura di Maria Campitelli.

Manolo Cocho, nato nel 1968, è messicano e triestino da parte di madre.
Con al suo attivo un centinaio di mostre collettive e personali in Musei d’arte contemporanea e gallerie private in Messico, Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Italia, Polonia, Canada, Cocho può venir senza dubbio definito un artista multimediale, riuscendo ad esprimersi pienamente in pittura, scultura, fotografia e nell’installazione.
La personale di Manolo Cocho al Check Point Paint segna la conclusione di un percorso espositivo iniziato il maggio scorso a Venezia al Calcagno Art Studio, con la mostra AriA. l’invisibile.
Manolo Cocho parte da una rilettura della numerologia simbolica dell’‘I-Ching’, testo sacro della filosofia taoista, dove l’aria e la terra, per il loro altissimo contenuto simbolico, incarnano il numero uno e due dell’oracolo dei 64 simboli principali. Per Cocho l’arte incarna alla perfezione la sintesi bipolare dei principi aria e terra. L’artista, con la sua opera generata dall’impulso creativo, attribuisce forma e significato alla materia, donandole in questo modo la vita.
Saranno presenti in mostra grandi opere di pittura materica e piccolissimi monili di pietra e argento; opere in apparenza molto diverse ma accomunate dalla medesima ragione concettuale: la forza dell’idea che trova nella duttilità della materia la sua naturale espressione.

Info: Messico Circa 2000

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