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Eliminato il parity rate: albergatori esultano, Booking ed Expedia no

Hotel-Reception

Aumenta la concorrenza nel settore turistico: i prezzi offerti dagli albergatori potranno infatti essere più bassi di quelli esposti dai siti di intermediazione, come ad esempio Booking.com o Expedia.

È quello che prevede il cosiddetto emendamento ‘Booking’ approvato quasi all’unanimità dall’Aula della Camera ad inizio ottobre.

L’emendamento dichiara “nullo ogni patto con il quale l’impresa turistico-ricettiva si obbliga a non praticare alla clientela finale, con qualsiasi modalità e qualsiasi strumento, prezzi, termini e ogni altra condizione che siano migliorativi rispetto a quelli praticati dalla stessa impresa per il tramite di soggetti terzi, indipendentemente dalla legge regolatrice del contratto”.

“E’ una decisione che dà ragione al mercato e al buon senso e si completa il percorso iniziato dall’Antitrust ma timidamente lasciato metà”, commenta il direttore generale di Federalberghi, Alessandro Nucara. “Certo ora deve tutto passare al Senato – continua – e ci saranno i dovuti tempi tecnici, ma è un segnale politico che non può che lasciarci molto soddisfatti”.

Ovviamente la scelta non piace a Booking.com che parla di “danno per i clienti e per i piccoli alberghi“.
“Il 90% dei nostri clienti – spiega Andrea D’Amico, Regional Director Italia di Booking.com – è fatto di strutture con meno di 30 camere che a differenza degli alberghi internazionali non hanno possibilità di fare investimenti per la visibilità e la promozione che facciamo noi al posto loro e quindi saranno i primi a essere danneggiati.
Avere tariffe competitive è essenziale al nostro servizio e comunque, qualsiasi sia la decisione del Parlamento, continueremo ad impegnarci in questo senso”.

 

Expedia rincara la dose: “L’abolizione parity rate dà un vantaggio indebito agli alberghi”.
“Questa legge ridurrebbe gli investimenti nel turismo italiano”, scrive il Gruppo in una nota, sottolineando come anche in Francia si stia dibattendo sulla questione
La cancellazione della parity rate “è fuorviante e, di fatto, influisce negativamente sulla fiducia dei consumatori”.
Non usa mezzi termini il Gruppo Expedia per definire l’emendamento al Ddl Concorrenza presentato dal deputato Tiziano Arlotti, anche se mancano ancora l’approvazione definitiva della Camera e il successivo passaggio in Senato.

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“Una legge come quella proposta dal deputato Arlotti – si legge in una nota – porrebbe un peso ingiusto sulle spalle dei consumatori digitali, rendendo più laboriosa la ricerca della stanza giusta al prezzo giusto, privandoli della possibilità di accedere ai prezzi più convenienti sulle piattaforme di prenotazione scelte. Dato che questo potrebbe influire significativamente sulle decisioni dei consumatori, soprattutto stranieri, che valuteranno l’Italia come meta di viaggio, riteniamo prevedibili effetti negativi sul settore del turismo italiano”.

“Questo emendamento – accusa Expedia – consentirebbe agli hotel di avvantaggiarsi indebitamente degli investimenti delle agenzie di viaggi online in tecnologia, marketing e promozione e, in sostanza, ridurrebbero l’incentivo agli investimenti sul settore turistico italiano rispetto ad altri mercati“.
Il Gruppo propone di seguire l’esempio di Paesi quali Gran Bretagna, Grecia, Norvegia, Danimarca e Svezia, i quali hanno archiviato i casi Npf (clausole della nazione più favorita).

“Se implementato senza modifiche – conclude Expedia – l’emendamento Arlotti violerebbe sia la normativa italiana che quella dell’Ue. È da notare, infatti, che una legge simile in Francia è stata recentemente messa in discussione a livello europeo con una serie di argomentazioni sostanziali presentate dalla European Technology and Travel Services Association, affiancata da altri soggetti, tra cui anche Expedia”.

Fonte: Redazione Giro