La notizia è arrivata da Parigi alle 22.20 di sabato sera (25 giugno 2011) ed ha subito fatto il giro del Friuli Venezia Giulia.
Nella capitale francese il Sindaco Stefano Balloch e il suo predecessore Attilio Vuga hanno atteso per ore con ansia il verdetto del comitato del Patrimonio Mondiale. Poi finalmente l'esultazione alla conferma che il sito seriale “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)" è nella lista del Patrimonio Mondiale dell'UNESCO e con esso le più significative testimonianze della Cividale longobarda: Il Tempietto longobardo, i resti del Complesso Episcopale rinnovato da Callisto e il Museo Archeologico Nazionale che espone i corredi delle necropoli longobarde cividalesi.
“Cividale è stata protagonista, nel prestigioso ruolo di capofila, di un progetto culturale di valenza internazionale senza precedenti – ha dichiarato a caldo il Sindaco Stefano Balloch – Non posso che esprimere la mia immensa soddisfazione per aver portato la storia di Cividale e le sue radici culturali all'attenzione del mondo intero. E' un traguardo che ha un peso eccezionale per le sue ricadute turistiche su tutta la Regione Friuli Venezia Giulia”.
La candidatura “I Longobardi in Italia: i luoghi del potere (568-774)” , progetto sfociato dalla prima candidatura del 2008, riguarda, oltre a Cividale, una rete che comprende altri sei siti distribuiti sull’intero territorio della penisola: il Monastero di Santa Giulia con la chiesa di San Salvatore a Brescia; la chiesa di Santa Maria foris portas con il castrum e la torre di Torba a Castelseprio e Gornate Olona (Va); il Tempietto di Campello sul Clitunno (PG); la basilica di San Salvatore a Spoleto (PG); la chiesa di Santa Sofia a Benevento; il santuario micaelico di San Michele sul Gargano. Questi siti sono stati scelti poiché sono quelli dove, unitamente a Cividale, meglio si sono conservate le testimonianze monumentali dei Longobardi.
“E' un risultato frutto di grandi sinergie - commenta ancora Balloch – che esalta il significato della parola “unità” proprio nell'anno del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, con un effetto di grande prestigio per il nostro Paese all'estero”.
Assieme al primo cittadino, a Parigi era presente anche l'ex sindaco Attilio Vuga, presidente fino allo scorso anno dell'associazione “Italia Langobardorum”, che ha seguito tutto l'iter della candidatura fin dalle prime fasi: “Per anni abbiamo cercato di dare a Cividale un riconoscimento di livello internazionale e l'Unesco era l'obiettivo massimo a cui si poteva ambire. Con la candidatura in rete le possibilità di farcela si sono rafforzate, ma è solo grazie alla determinazione di molti e al grandissimo lavoro di predisposizione dettagliato con cui la candidatura è stata proposta, che è stato possibile arrivare oggi a questo traguardo. In realtà – continua Vuga – questo arrivo è un punto di partenza. Da qui infatti si deve aprire la strada maestra per potenziare e sviluppare i rapporti sul territorio che consentano di creare un volano turistico per tutta la Regione Friuli Venezia Giulia”.
Tra le prime dichiarazioni giunte al Sindaco Balloch e alla delegazione cividalese dopo il successo parigino, vi è quella di Monsignor Livio Carlino canonico Arciprete di Cividale del Friuli: “Come responsabile spirituale della comunità sono felicissimo di questo traguardo, che affonda le sue radici anche nella storia di fede e nella realtà cristiana a cui apparteniamo. Non va dimenticata, infatti, la dimensione religiosa che emerge dal grande patrimonio storico, culturale e artistico che Cividale conserva. L'augurio che porgo è che questo riconoscimento possa offrire un'occasione di rilancio della città e un nuovo impulso ad andare avanti e a guardare al futuro con ottimismo, a partire dalla riflessione sulla nostra storia e sulle nostre radici”.
UNA CANDIDATURA INNOVATIVA
Nel 1996 Cividale del Friuli propose al Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBAC) la candidatura al Patrimonio dell’Umanità del “Tempietto Longobardo”. La richiesta rimase in stand-by. Nel 2003 l’Amministrazione Comunale di Cividale rivalutò il progetto di candidatura. Dopo altri due anni, i primi contatti avviati tra le città “Iongobarde” di Cividale e di Brescia suggerirono la iniziale prospettiva di dar vita a un inedito sistema turistico integrato a “rete” (“Corridoio geoculturale”) per unire i luoghi di matrice longobarda dalla Scandinavia al Mar Jonio e creare, in chiave culturale e turistico-economica, una “Regione virtuale europea”.
Dopo ulteriori approfondimenti di concerto con le Soprintendenze regionali e con il supporto di un apposito Comitato inter-istituzionale l’Amministrazione Comunale di Cividale, quale capofila nazionale, presentò al MiBAC la proposta di candidatura riguardante i siti più significativi della Langobardia Maior (Cividale, Brescia e Castelseprio- Gornate Olona). La proposta fu accolta e inserita nella rinnovata “Tentative List” assieme a una quarantina di altri siti aspiranti. A metà del 2006 lo stesso Ministero prese la decisione di dare priorità alla candidatura “seriale” longobarda: una risposta innovativa all’UNESCO che proprio allora stava elaborando le nuove regole di ammissione per i beni “seriali”.
Negli ultimi mesi del 2007, su istanza del MiBAC, la “serie” venne infine ampliata a 4 luoghi dell’Italia centro-meridionale (Spoleto, Campello sul Clitunno, Benevento, Monte Sant’Angelo): un intenso lavoro concluso nel gennaio 2008 con il deposito della candidatura ufficiale all’UNESCO di Parigi.
Si trattò – e tuttora si tratta – della candidatura più complessa e innovativa mai presentata nella storia dell’UNESCO, articolata in due documenti-base: Dossier Scientifico e Piano di Gestione. Quest’ultimo ha la natura di strumento di programmazione strategica, reso obbligatorio dall’UNESCO e recepito nella normativa italiana nel 2006 con la Legge n. 77. Il PdG comprende 5 sotto-Piani: Conoscenza; Protezione e Conservazione; Valorizzazione; Sensibilizzazione e Promozione; Sviluppo Socio-Economico: quest’ultimo è il vero aspetto innovativo, concepito in ottica di sistema per promuovere lo sviluppo socio-economico dei singoli Territori, rilanciandone le migliori qualità. E per dare avvio alla costruzione di un Grande Itinerario Europeo (il “Corridoio geoculturale”): una ulteriore e stimolante prospettiva di sviluppo culturale e turistico-economico.
LA CANDIDATURA 2010
Su proposta esclusiva dei Governi nazionali aderenti, ogni anno l’UNESCO accetta, per ciascun Paese, una sola candidatura di carattere artistico-monumentale e una naturalistica per le quali si propone l’iscrizione nella World Heritage List (WHL). Un elenco di massimo prestigio che oggi è ormai prossimo all’obiettivo massimo che l’UNESCO sta identificando in “quota1000”: soltanto mille siti riconosciuti in tutto il mondo quali Patrimonio dell’Umanità.
Nel gennaio 2008 l’Italia presentò la candidatura “Italia Langobardorum - Centri di potere e di culto / 568-774 d.C.”. Una candidatura tecnicamente definita “seriale” (o “a rete”). Nella proposta, infatti, erano (e sono) associati a Cividale, capofila nazionale, altri luoghi ove si conservano beni artistico-monumentali “unici e eccezionali” della civiltà longobarda: Brescia, Castelseprio e Gornate Olona (Varese), Spoleto, Campello sul Clitunno (Perugia), Benevento, Monte Sant’Angelo (Foggia).
Nel corso del 2009 la candidatura è stata esaminata dall’ICOMOS, ente ispettivo incaricato dall’UNESCO, che – apprezzando la scelta di porre in luce le eccellenze della civiltà longobarda – ha formulato suggerimenti migliorativi della documentazione scientifica e della perimetrazione di alcune aree tutelabili (Brescia, Spoleto, Campello e Benevento).
L’invito è stato accolto dai proponenti e arricchito con approfondimenti del Dossier scientifico, in particolare per quanto riguarda la storiografia europea e la miglior definizione dei criteri di selezione della “serie” di beni candidati. È utile ricordare che nessuna osservazione è stata formulata sulla struttura della candidatura relativa a Cividale del Friuli che, quindi, risulta perfetta secondo i parametri dell’UNESCO.
Lo scorso gennaio il Governo italiano, confermando il livello assoluto della candidatura, l’ha riproposta all’Ufficio del Patrimonio Mondiale di Parigi con il nuovo titolo: “I Longobardi in Italia. Centri del potere (568-774 d.C.)”, mantenendo come “logo” la intestazione “Italia Langobardorum”. Documentazione ufficiale depositata a mani dell’allora Sindaco di Cividale, Attilio Vuga, quale primo proponente. Accanto al Dossier è stato sottoposto all’UNESCO l’aggiornamento del Piano di Gestione (PdG).