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Al Palù di Livenza riemerge il villaggio neolitico dalla torba dopo 6000 anni. Visite guidate gratuite

Sono riprese, dopo una breve pausa, il 21 settembre scorso, grazie a un finanziamento dell’UTI Livenza-Cansiglio-Cavallo, le ricerche archeologiche presso il sito Unesco Palù di Livenza, nell’ambito del Progetto di ricerca e tutela del sito, coordinato dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia e diretto dal funzionario archeologo Roberto Micheli.

Avviate già negli scorsi mesi di luglio e agosto con l’obiettivo di completare lo scavo del deposito neolitico presente nel Settore 3 e di comprendere alcuni aspetti problematici non risolti, le indagini, condotte dalla ditta CORA Società Archeologica Srl di Trento con il supporto logistico e la collaborazione dei volontari del Gruppo Archeologico di Polcenigo (Gr.A.PO.), hanno portato quest’anno ad importanti risultati scientifici.

Oltre a numerosi manufatti in legno molto ben conservati, sono stati, infatti, riportati alla luce alcuni materiali particolarmente interessanti: alcune pintadere in terracotta che confermano una volta di più l’importanza di questi oggetti al Palù di Livenza. L’interpretazione più comune e accettata per le pintadere è quella di stampi per decorare o abbellire il corpo umano oppure materiali organici deperibili come i tessuti o il cuoio. Le ricerche hanno restituito anche altri materiali degni di nota come ad esempio alcuni pesi da telaio frammentari in terracotta.

 

Tra gli abbondanti resti organici raccolti, vi sono diversi piccoli grumi con tracce di masticazione che possono essere interpretati come gomme da masticare.

Le analisi archeometriche effettuate su tre reperti, grazie alla collaborazione tra la SABAP FVG, l’Istituto Internazionale di Fisica Teorica ‟Abdul Salam” (ICTP), il Dipartimento di Ingegneria dell’Università degli Studi di Trieste e il Centro di ricerca multidisciplinare Elettra-Sincrotrone hanno rivelato che si tratta di pece o catrame di betulla.

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I grumi masticati di pece del Palù di Livenza sono molto simili alle “gomme” che si rinvengono in diverse palafitte dell’area alpina e, in particolare, in gran numero a Hornstaad-Hörnle in Germania; ciò prova l’abitudine di masticare catrame di betulla e forse anche resina di conifere nei villaggi palafitticoli della fine del Neolitico.

Nella preistoria, la pece era utilizzata prevalentemente come adesivo come indicano ad esempio i resti rilevati su alcuni oggetti del corredo dell’uomo del Similaun. La pece si ottiene dalla distillazione secca della corteccia. Nella medicina popolare era usata nel passato per la cura delle malattie della pelle, del mal di gola o dei denti, così come per la pulizia dentale. Tuttavia, il suo impiego medico è oggi sconsigliato in quanto il catrame è cancerogeno.

 

 

SABATO 29 E DOMENICA 30 SETTEMBRE 2018 VISITE GUIDATE AL SITO A CURA DEL DIRETTORE DELLO SCAVO ROBERTO MICHELI

 Per consentire a tutti di vedere come operano gli archeologi in un cantiere di un sito palafitticolo e quali sono i materiali che le ricerche riportano alla luce, la SABAP FVG organizza delle visite guidate agli scavi archeologici in corso nel Settore 3 al Palù di Livenza.

Le visite si svolgeranno sabato 29 e domenica 30 settembre e domenica 7 ottobre negli orari 10.30, 11.30 e 12.30.

L’accesso alla zona degli scavi è da via Longone in Comune di Caneva (area ex tiro al piattello).

 

 

PALÙ DI LIVENZA: LA STORIA

Palù di Livenza è un’importante zona umida della Pedemontana pordenonese. La ricchezza d’acqua grazie alle sorgenti del fiume Livenza, la varietà della flora e della fauna e i resti archeologici preistorici rendono la località un luogo affascinante dove la natura si intreccia strettamente con la storia più antica dell’uomo. Dal 2011, Palù di Livenza è iscritto nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO come parte componente della serie transnazionale dei Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino assieme ad altre 110 località distribuite tra Svizzera, Francia, Italia, Slovenia, Austria e Germania. Grazie alla ricchezza dei ritrovamenti e, in particolare, all’eccezionale stato di conservazione dei materiali organici (legno, fibre vegetali, ecc.) che si preservano nella torba, Palù di Livenza è un importante archivio archeologico e paleoambientale per la conoscenza della vita nelle fasi finali del Neolitico tra la fine del V e la prima metà del IV millennio a.C.

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I SETTORI 1 E 2

Le ricerche svolte in passato a Palù di Livenza si concentrarono principalmente nelle due zone indicate come Settori 1 e 2, in corrispondenza del Canale Maggiore al centro del bacino non distante dal Settore 3. Nel corso delle indagini effettuate tra il 1989 e il 1994 furono rilevati quasi un migliaio di elementi lignei fra pali verticali ed elementi orizzontali pertinenti a pilastri di strutture portanti di impalcati aerei, sostegni per pareti ed elementi di bonifica del terreno. Le strutture individuate risultarono però in buona parte danneggiate dai lavori di scavo del canale che compromisero la stratigrafia archeologica. Uno degli aspetti più problematici di queste ricerche fu la mancanza di una correlazione diretta tra gli elementi strutturali, la stratigrafia archeologica e i materiali rinvenuti.

IL SETTORE 3

Gli scavi effettuati nel settore 3 hanno messo in luce numerosi pali e travi in legno, abbondante materiale ceramico e litico e scarichi di rifiuti che comprendono resti vegetali e ossa di animali.

L’occupazione neolitica è costituita da due orizzonti diversi formati da più livelli sovrapposti suddivisi tra loro da uno strato di abbandono. L’orizzonte superiore, riferibile a una fase tardoneolitica, è caratterizzato da scarichi di rifiuti molto ricchi di frammenti ceramici, schegge e strumenti in selce, residui di pasto costituiti da ossi di animali e resti organici che annoverano carboni di legna e semi carbonizzati.

L’orizzonte inferiore, attribuibile al Neolitico recente e, in particolare, alla III fase della cultura dei Vasi a Bocca Quadrata, è costituito da due livelli principali ricchi di materiali archeologici che si sviluppano a partire dal limo organico sterile.

Gli elementi lignei più profondi (pali infissi e travi in giacitura orizzontale) poggiano direttamente su questo strato di limo sterile che sembra costituire il livello da cui è partito il primo impianto delle strutture preistoriche. Nei livelli di questo secondo orizzonte sono stati rinvenuti manufatti in legno tra i quali si possono ricordare due palette da forno, un cucchiaio, un frammento di secchio, alcuni manici fratturati.

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Info: SABAP FVG