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38. Giornate del Cinema Muto – Pordenone; prologo a Sacile


La 38. edizione delle Giornate del Cinema Muto di Pordenone torna da sabato 5 a sabato 12 ottobre 2019 al Teatro Verdi.

Con le Giornate del Cinema Muto torna la magia di uno spettacolo che unisce le immagini girate un secolo fa con la musica dal vivo e Pordenone si riempie di ospiti provenienti da ogni parte del mondo.

Dopo la pre-apertura allo Zancanaro di Sacile il 4 ottobre, la 38a edizione, dal 5 al 12 ottobre al Teatro Comunale Giuseppe Verdi di Pordenone, si apre con uno dei film più amati di sempre, The Kid (Il monello) di Charles Chaplin accompagnato dall’orchestra.

L’evento, realizzato in collaborazione con Roy Export S.A.S., sarà replicato domenica 13 ottobre nell’ambito della stagione musicale del Verdi. Orchestra anche in chiusura di festival, sabato 12 ottobre, per un altro titolo leggendario: The Lodger (Il pensionante, 1927) di Alfred Hitchcock, film ad alta tensione ambientato nella nebbia di Londra, con un ambiguo e affascinante Ivor Novello.

Il terzo evento orchestrale, in programma mercoledì 9 ottobre è Oblomok imperii (Un frammento d’impero), capolavoro del 1929 del regista sovietico Fridrikh Ermler.

Al centro della personale 2019 è il più grande divo del western muto, William S. Hart, la cui popolarità rivaleggiava all’epoca con quella di Chaplin.

Tornano protagoniste anche le tremende e spassose “Nasty Women” (già al centro di una retrospettiva nel 2017), con nuovi titoli presentati all’interno della sezione dedicata alle origini dello slapstick europeo.

Si vedranno anche i lavori con due star d’oltralpe come Suzanne Grandais (la Mary Pickford francese) e la mitica Mistinguett. Ci sarà anche Joan Crawford in una delle sue prime grandi produzioni.

E ancora molto, molto altro..

 

Musicisti da tutto il mondo per accompagnare i film

Insieme agli studiosi, ai critici e agli appassionati che da tutto il mondo raggiungono Pordenone per seguire le Giornate del Cinema Muto, arriveranno da Canada, Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda, Messico, Inghilterra, Germania, Paesi Bassi, oltre che dall’Italia, i migliori musicisti internazionali specializzati nell’accompagnamento dal vivo dei film muti.

Nel corso di otto giorni di proiezioni non-stop, dal 5 al 12 ottobre, i musicisti conquisteranno il pubblico con performance capaci di ricondurre gli spettatori alle origini del cinema e, allo stesso tempo, di dare nuova vita alle pellicole di un secolo fa. In aggiunta al loro impegno nella buca del Teatro Verdi, alcuni terranno lezioni quotidiane di accompagnamento del cinema muto, le ormai note Pordenone Masterclasses, grazie a cui il festival è diventato anche un punto di riferimento per i musicisti che intendono approfondire la conoscenza e la pratica di quest’arte. Gli allievi del 2019, anch’essi provenienti da lontano, sono i pianisti Ilya Poletaev (Canada), Viktoras Orestas Vagusevičius (Lituania) e la percussionista Lorena Ruiz Trejo (Messico).

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Il pianista britannico Neil Brand, tra i primi a far parte del team pordenonese e anima delle Masterclasses, quest’anno arriva anche in veste di compositore della partitura orchestrale con cui sabato 12 ottobre sarà accompagnato il film di chiusura, The Lodger: A Story of the London Fog (1927) di Alfred Hitchcock. A dirigere l’orchestra in questa occasione sarà il direttore della Covent Garden Sinfonia di Londra, Ben Palmer, per la prima volta a Pordenone.

Anche il pianista e violinista tedesco Günter A. Buchwald salirà sul podio di direttore per l’evento orchestrale di metà settimana, Oblomok Imperii (1929) di Fridrikh Ermler, e per la replica – domenica 13 ottobre – dell’evento inaugurale, The Kid (Il monello, 1921) di Charles Chaplin, con la musica composta da Chaplin nel 1971 e riarrangiata da Timothy Brock (che dirigerà l’orchestra in apertura).

La lista dei pianisti prosegue con l’americano Philip Carli, il britannico Stephen Horne, gli olandesi Maud Nelissen e Daan van den Hurk, l’americano Donald Sosin, il neozelandese John Sweeney, il canadese Gabriel Thibaudeau, il messicano José María Serralde Ruiz e il pordenonese da molti anni residente in Australia Mauro Colombis. Li affiancheranno in alcune performance il percussionista tedesco Frank Bockius e il fisarmonicista e contrabbassista friulano Romano Tedesco.

Ci sono naturalmente anche i musicisti della San Marco di Pordenone, protagonisti dei tre eventi orchestrali; i componenti della Zerorchestra, impegnati nella serata di pre-apertura a Sacile e nella successiva replica pordenonese; e gli allievi del Conservatorio Giuseppe Tartini di Trieste, con cui prosegue felicemente la pluriennale collaborazione.

 

Il manifesto con Marion Davies

La stella che brilla sul manifesto delle Giornate del Cinema Muto 2019 è Marion Davies, in posa sul set di Beverly of Graustark (Il principe azzurro, 1926) di Sidney Franklin, uno dei film che si vedranno, fra i nuovi ritrovamenti e restauri, alla 38a edizione del festival, che si svolgerà dal 5 al 12 ottobre al Teatro Verdi di Pordenone.

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Ambientato in un regno di fantasia, Beverly of Graustark anticipa anche la rassegna “Ruritania”, in programma nel 2020.

Le doti di attrice brillante di Marion Davies, troppo spesso ricordata più per la sua relazione con il magnate dell’editoria William Randolph Hearst, non saranno mai abbastanza lodate. Le Giornate del Cinema Muto l’hanno celebrata a più riprese, proponendo negli anni tanti suoi film. Era, fra l’altro, una delle strepitose “Funny Ladies”, le signore della commedia, nella storica retrospettiva del 2003 e, più recentemente, l’abbiamo ammirata in Show People di King Vidor, presentato nel 2016, e in Beauty’s Worth di Robert Vignola, evento di pre-apertura nel 2018.

Autrice della fotografia riprodotta sul manifesto delle Giornate 2019 è Ruth Harriet Louise, la prima donna fotografa attiva a Hollywood che, poco più che ventenne, fu a capo dello studio di ritratti della MGM dal 1925 al 1930. Per lei posarono i più grandi divi di quegli anni, a partire da Greta Garbo.

La foto della Davies è stata gentilmente concessa dalla Margaret Herrick Library dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences di Los Angeles e poi rielaborata da Giulio Calderini e Carmen Marchese, capaci di mettere ulteriormente in risalto, con il colore, la raffinatezza dell’immagine.

 

L’evento di chiusura: i temi e le ossessioni dei grandi classici di Hitchcock

IN THE LODGER, EVENTO DI CHIUSURA DEL FESTIVAL,
TUTTI I TEMI E LE OSSESSIONI DEI GRANDI CLASSICI DI HITCHCOCK

Il 13 agosto 1899, 120 anni fa, nasceva in un quartiere dell’East End di Londra Alfred Hitchcock. Al re del brivido le Giornate del Cinema Muto di Pordenone, in programma dal 5 al 12 ottobre prossimo, dedicano la serata finale con la proiezione di The Lodger: A Story of the London Fog, del 1927, terzo film della strepitosa carriera del regista, ma il primo interamente suo, come Hitchcock stesso ebbe a dichiarare nella celebre intervista a François Truffaut. E davvero in The Lodger (trad. lett. L’inquilino o Il pensionante) si manifestano appieno le caratteristiche e lo stile di un autore che lascerà un segno definitivo nella storia del cinema; è già il film che testimonia la raggiunta maturità artistica di un regista appena ventisettenne che ha percorso tutte le tappe della gavetta (aiuto regista, soggettista, sceneggiatore, scenografo, disegnatore dei titoli, montatore) e che ha avuto modo, in una breve permanenza in Germania, di assorbire e far sua la lezione espressionista di Murnau e Fritz Lang.

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La vicenda di The Lodger fu ispirata a Hitchcock da uno spettacolo teatrale (cui assistette), a sua volta tratto da un romanzo di Marie Belloc Lowndes e dalla vicenda di Jack lo squartatore, il serial killer che terrorizzò Londra alla fine dell’800. A un primo esame il film non piacque, e solo dopo alcuni cambiamenti approvati anche dal regista, ottenne il via libera riscuotendo da subito un enorme successo.

Il tocco di Hitchcock si impone allo sguardo dello spettatore sin dalla prima inquadratura, il primo piano di una donna che urla per il terrore, e ritorna in molte altre scene che anticipano i capolavori degli anni 50, come Psycho e La donna che visse due volte. The Lodger è importante anche per altri motivi. Innanzitutto perché vede trasformarsi la collaborazione con Alma Reville da professionale a sentimentale (si sposano nel 1926, l’anno delle riprese, e resteranno legati tutta la vita). E poi perché con The Lodger iniziano le apparizioni del regista, qui addirittura due – una all’inizio, di schiena, nella redazione di un giornale, e un’altra verso la fine tra la folla inferocita che vuole linciare il protagonista –, quest’ultimo interpretato dall’attore Ivor Novello, la più celebre star del cinema britannico dell’epoca. The Lodger codifica anche la celebre ossessione di Hitchcock per le bionde poiché la protagonista femminile, June Tripp, è la seconda di una lunga serie iniziata con Virginia Valli ne Il labirinto delle passioni e che continuerà in tutti i suoi film e sarà sublimata da Grace Kelly. La proiezione di The Lodger, sabato 12 ottobre al Teatro Verdi di Pordenone, evento conclusivo della 38a edizione delle Giornate, si avvarrà della partitura recentemente composta dal britannico Neil Brand, da molti anni nella squadra dei musicisti del festival e richiestissimo in tutto il mondo sia come accompagnatore che come compositore per il cinema muto. La musica sarà eseguita dall’Orchestra San Marco di Pordenone diretta da Ben Palmer della Covent Garden Sinfonia di Londra.

 

Il programma

E’ ampio e variegato il programma delle Giornate del Cinema Muto 2019, per visionare tutti gli appuntamenti clicca qui

 

Info: Le Giornate del Cinema Muto  – FB