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DA GORIZIA AL SUO "VIGNETO": IL COLLIO
COLLIO_Vigneti
Itinerario storico nelle terre del Collio
DA GORIZIA AL SUO "VIGNETO": IL COLLIO


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Da Pradis scendiamo verso Cormons passando accanto alla fontana del Faet, da cui sgorga acqua solforosa dalle virtù terapeutiche; più avanti un capitello con il Crocefisso seminascosto da arbusti verdi.

Ci dirigiamo verso il centro della città, proseguendo per via Dante. Sulla Piazza XXIV Maggio, ristrutturata dall’architetto Podrecca, spicca il Lanciasassi dell’artista brazzanese  Alfonso Canciani, il cui originale e il bozzetto Monumento a Dante, che gli valse l’ambito Künstlerpreis in occasione della VII esposizione della Secessione, ed altre opere ancora, legate alla sua esperienza viennese, sono esposte nel settecentesco Palazzo Locatelli e nell’attiguo Museo Civico del Territorio. Documenti dell’archivio locale, bozzetti per le etichette delle bottiglie del Vino della Pace, utensili legati alla coltura della vite e alla vinificazione testimoniano la radicata tradizione e la meritata fama di “Vigneto” della Contea.
 
Poco lontano il Duomo di Sant’Adalberto, dove il primo giorno di settembre, festa di Sant’Egidio, convenivano i contadini per partecipare alla santa messa e alla processione che si snodava lungo le le vie del centro. Ci si preparava alla vendemmia. Ancora oggi inizia con la raccolta dell’uva bianca del Pinot per gli spumanti, poi le altre bianche, quindi “l’uva nera”, perché “ sia lasciata ancora qualche giorno sulla vite a far l’amore con il sole fin che è innamorata al punto giusto”. Il ritmo di lavoro era sostenuto, ma i momenti di allegra non mancavano, soprattutto quando all’ombra di un albero si consumava il minestrone di pasta e fagioli o d’orzo insaporito con un osso di maiale e si beveva il vino contenuto nei tipici fiaschi rivestiti di vimini e tappati con torsoli di pannocchia.

La grande kermesse oggi si tiene in un’altra data: il genetliaco dell’imperatore Francesco Giuseppe, occasione di incontro fra popoli un tempo appartenenti all’Impero austro-ungarico, che si riconoscono nel più ampio nome di Europa. Salgono l’imponente gradinata le coppie nei loro costumi tradizionali per assistere alla messa officiata nelle lingue del tramontato Impero.
Scenografia adeguata alla maestosità dell’edificio, per la cui costruzione nel 1736 si rese necessario demolire parzialmente la centa. La nuova chiesa sorgeva su una cappella dedicata alla Madre di Dio, forse la prima pieve di Cormons, inglobata poi in un nuovo edificio consacrato all’inizio del XIV secolo a Sant’Adalberto, vescovo martire tedesco come alcuni patriarchi ed imperatori di cui i conti di Gorizia furono fedeli vassalli.
Nel coro un altarolo cinquecentesco di pietra bianca; di particolare rilievo l’acquasantiera e la pale laterale della SS. Trinità di Giuseppe Tominz.


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Scritto da redazione GIRO il 2007-10-11     Visite: 4250    Versione stampabile   Invia questo articolo ad un amico
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