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DA GORIZIA AL SUO "VIGNETO": IL COLLIO
COLLIO_Vigneti
Itinerario storico nelle terre del Collio
DA GORIZIA AL SUO "VIGNETO": IL COLLIO


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Appena fuori Capriva in posizione dominante sorge un bianco castelletto in “Rundbogenstil” : era la dimora di due giovani sposi, la contessa goriziana Elvine Ritter de Zahony e il conte svizzero Teodoro de La Tour en Voivre. La loro diversa vocazione segnò il destino del luogo: da valente agronomo il conte trasformò i pascoli in fiorenti vigneti, importando dalla Francia nuove varietà; la contessa, di profonda religiosità luterana – testimoniata anche dalla chiesa evangelica costruita all’interno della struttura - accolse bambini orfani ed abbandonati in un istituto adiacente al castello, che lei stessa diresse fino all’occupazione da parte delle truppe italiane.
 

L’attività dei conti prosegue tuttora nell’azienda vitivinicola; l’istituto sopravvisse per opera di Adele Cerruti che vi fondò un ostello per orfanelle di guerra. Sull’altura sovrastante Russiz (<rusa, toponimo slavo per terreno erboso, zolla) inferiore sorge il mausoleo, che, destinato a serbare le spoglie dei conti - che riposano invece a Treffen, in Austria - ospita la cappella di San Giuseppe. Russiz superiore, attualmente sede di un’ importante azienda vitivinicola, sembra essere stato il luogo ove sorgeva un castello. Di proprietà dei conti di Gorizia, passò nel corso dei secoli a diverse importanti famiglie quali i Thurn –Taxis, gli Orzone, i Cobenzl. L’ultimo proprietario, il conte Hugues, Accademico della Vite e del Vino era studioso dell’enologia locale. Nei pressi la cinquecentesca chiesetta di San Giovanni Battista ristrutturata negli anni Ottanta, meta di fedeli nel giorno del santo.

Ridiscendiamo verso Spessa e costeggiando il parco, parte del campo da golf, il locale “Tavernetta”, presso cui è venuta alla luce una fornace romana dei secoli II-III secolo d.C., proseguiamo alla volta di Cormons.


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Sulle alture che degradano dolcemente verso la cittadina i filari di viti sembrano obbedire a sempre più rigorosi criteri simmetrici. A Pradis non ci sono ville gentilizie ma case coloniche di color mattone. La zona è da sempre patria del vino. Già nel Cinquecento la vite veniva coltivata in forma specializzata o maritata agli alberi; l’affitto dei terreni era pagato con la metà del vino prodotto o delle olive.
L’aria è pregna di profumo, lungo la strada “frasche” in bella vista invitano ad una degustazione allegra di vini di qualità e genuini. Sulla sommità della collina sorge un capitello dedicato alla Madonna dei Vigneti, espressione di profonda pietas popolare.


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Scritto da redazione GIRO il 2007-10-11     Visite: 4247    Versione stampabile   Invia questo articolo ad un amico
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