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Nel quinquennio 1896-1900 la produzione vinicola del Goriziano si attestò sui 91.000 ettolitri, ossia sul 25% del prodotto totale fornito dalla Città di Trieste, dalla Contea e dal Margraviato d’Istria.
Da Gorizia, capitale del vino, partì un appello ai viticoltori della Contea, di “dare concreta effettuazione alla costituzione di una Società enologica provinciale”. Nel 1901 la Società Agraria indisse un “Assaggio provinciale di vini tipici in Gorizia” per far conoscere ai produttori le varietà di vitigni da innestare e ai commercianti i vini da immettere sul mercato.
Nel 1907 la produzione vinicola era di 325.000 ettolitri e costituiva la principale fonte di guadagno.
Le locande e le osterie favorivano l'approccio tra coloro che parlavano lingue diverse. Sfide incredibili di morra, dove si mescolavano urla, bestemmie e intelligenza.
"Giochi sconosciuti accompagnati da grida inaudite, attirarono la nostra attenzione.
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Gli avventori erano tutti coloni che dopo il lavoro giornaliero si distraevano con il vino e giocavano. Alzando in alto i pugni ben chiusi e gridando ad alta voce diversi numeri in italiano, perdevano o vincevano soldi e, accesi dal vino, spesso battevano sul tavolo o sulle spalle del compagno", scriveva Henryk Bogdanski nel lontano 1826; la morra venne alla fine proibita perché istigava alla baruffa, ma erano tempi di miseria.
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